New Deal energetico: L’African Development Bank punta a muovere tra i 40 e i 70 miliardi di dollari all’anno per rendere possibile, entro il 2025, l’accesso universale all’energia.

Courmayeur, 23 novembre 2017. Mobilitazione di capitali per una cifra che oscilla tra i 40 e i 70 miliardi di dollari all’anno per rendere possibile l’accesso universale all’energia in Africa entro il 2025: è questo il traguardo dell’ African Development Bank

 

Ma ancor più del sostegno finanziario, un vero New Deal energetico africano si basa sulla volontà politica di attuarlo. Non è scontato affermarlo, dato che  si tratta del pre-requisito minimo per raggiungere, anche in Africa, i Sustainable Development Goals dell’Onu (accordo del settembre 2015) e per implementare l’accordo COP 21 sul clima (Parigi nel dicembre del 2015). In un continente dove vizi privati e pubbliche virtù del capitalismo sono portati all’eccesso serve al contrario tenerlo sempre a mente. Nel nostro comunicato qui (http://www.sevasrl.it/index.php/it/news/339-africa-new-deal-african-development-bank-energia) si è spiegato come l’African Development Bank intenda implementare una piattaforma destinata a coordinare le attività di stakeholder pubblici e privati e a promuovere forme di finanziamento innovative. Le partnership dovrebbero essere in grado di sbloccare il potenziale energetico africano e favorire la transizione dal fossile alle rinnovabili in modo sostenibile, soprattutto economicamente. Servirà però implementare economie di scala e saper coordinare risorse umane e finanziarie. Verranno così attivati meccanismi destinati ad attrarre capitali addizionali per una cifra variabile tra i 40 e i 70 miliardi di dollari all’anno, anche attraverso il coinvolgimento di partnership internazionali. Si tratterebbe di un aumento significativo se paragonato ai 22,5 miliardi di dollari investiti nel 2014. Fondamentale sarà riuscire a sviluppare progetti credibili, riformare il sistema delle utilities e accrescere la fiducia nei governi  locali. L’African Development Bank sta anche valutando uno scale up dei propri investimenti in infrastrutture “soft” attivate da governi e istituzioni nazionali e indispensabili a sostenere politiche energetiche virtuose, il sistema regolatorio, quello degli incentivi, la corporate governance, la trasparenza e la accountability del settore. Negli ultimi sei anni la African Development Bank ha già investito circa 6 miliardi di dollari nel comparto energetico. Tra il 2016 e il 2020 la Banca raggiungerà i 12 miliardi di dollari (leverage di circa 50 miliardi di dollari) per assicurare nuove risorse finanziarie, garanzie, co-finanziare progetti e attività di syndication a sostegno di finanziamenti pubblici e privati. In più, triplicherà a circa 5 miliardi di dollari/anno le risorse per programmi che mirino al controllo dei cambiamenti climatici (leverage di circa 20 miliardi di dollari).

Per superare gli ostacoli che si frappongono ad un concreto accesso universale all’energia l’African Development Bank ha identificato sette le aree strategiche su cui intervenire:

1-  -  Favorire un ambiente ideale per una policy efficace (supporto ai governi per realizzare un efficiente settore regolatorio identificando una politica tariffaria trasparente, controparti affidabili e assicurando una allocazione appropriata del rischio).

2-   -  Mettere in grado le utilities ad essere competitive (supporto tecnico per operazioni di ristrutturazione, di riduzione delle perdite e recupero dei fatturati).

3-     - Aumentare sensibilmente il numero di progetti “bancabili” (aggregazione dei capitali destinati a progetti di sviluppo e canalizzazione degli stessi attraverso organizzazione private specializzate, affidabili e coinvolte in progetti di primaria importanza).

4-    - Aumentare la raccolta fondi attraverso pool di stakeholder affidabili in modo di assicurare una maggior leva finanziaria sul mercato dei capitali,  con operazioni di buy-down per certe categorie a rischio nel settore privato.

5-   - Finanziare programmi all’accesso energetico basati sulla logica del  ‘bottom of the pyramid’ (aumentare la disponibilità dei finanziamenti per favorire lo sviluppo di progetti on e off grid)

6-    - Accelerare i più importanti progetti regionali e guidarne l’integrazione

7-     - Favorire un solido cambiamento energetico a livello di sistemi-paese.